RISTORANTI BIRMANIA

Se volete assaggiare la vera cucina Birmana dovete mangiare nei chioschetti sulla strada. A Yangon ce ne sono a migliaia, praticamente, ogni cinque metri.

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Non saranno puliti e qualcuno offre solo un paio di scelte, ma tutto è cucinato all’istante e potete mangiare qualsiasi cosa.
A parte questo ecco i ristoranti dove sono stato:

YANGON

MOTHER LAND INN 2
Situato sotto la guesthouse, propone un ampio menu con piatti locali e occidentali a buon prezzo e a una discreta qualità.

BAGAN

AROMA 2
Ristorante Indiano, inserito nella lista della L.P. come il miglior ristorante di Bagan, alla fine del menù c’è scritto “o vi piace il cibo, o sarete rimborsati. La struttura mi piace molto, con una veranda in legno molto ricercata per il giorno, e un discreto giardino sulla strada per la cena, illuminato con le candele. Piatti dai 5000 ai 6000, tutti accompagnati da chapati, riso e sei condimenti diversi. Ogni piatto è come un pasto completo.

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BIBO
Piccolo ristorantino a conduzione famigliare con sei tavolini in una capanna sulla stradina principale con piatti birmani e thailandesi che vanno da 1500 a 6000k. Propone menu a 4000k con antipasto di lenticchie, primo di zuppa, curry di verdure, pollo o maiale, riso, dolce e te o caffe. Ottima cucina tradizionale, semplice e saporita.

BLACK MAMBO
Ristorante riservato, quasi un oasi con prato e tavolini sotto una veranda di legno. I prezzi sono un pò più alti degli altri.

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SHWE YAR SUR
Ristorante all’aperto con birra alla spina. Ampia scelta di piatti birmani tutto a ottimo prezzo. La pulizia non è il massimo ma è sempre pieno di gente locale.

Se state in giro in bici, il posto migliore per mangiare è intorno al Anando Patho, dove ci cono parecchi ristorantini economici e con buone e gustose soluzioni
Uno di questi dove siamo andati per due volte è: YAR PY

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LAKE INLE NYAUNGSHWE

MARIGOLD
Locale spartano all’interno di una casa, semplice e a conduzione famigliare. Buona la zuppa e il pesce con  menu a 6000 o 7000k.

HTOO HTOO AUNG
Miglior ristorante di Nyaungshwe che propone piatti tradizionali della cucina Shan, del lago Inle e della Birmania. Vari menu completi dai 3500 a 4000k. Piccolo locale con qualche tavolino dentro e qualcun altro su un bel pratino. Ampia scelta di zuppe, insalate, noodle, riso, curry, pesce, tofu e di vino.

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KAUNG KAUNG RESTAURANT
Situato nella main road di NyaungShwe, tavolini di legno, birra alla spina, ampia scelta di piatti locali a 3000k. Si può fumare all’interno.

KINPUN

MYAYEIKNYO
Il migliore dei due ristoranti di Kinpun. Cucina cinese, attaccato alla stazione dei bus.
SEA SAR RESTAURANT
Posto molto grande, porzioni abbondanti ma di scarsa qualità

LA CUCINA BIRMANA

La cucina Birmana è una mix tra quella Indiana, Cinese e Thailandese.
A seconda della regione è possibile poi assaggiare la variante locale Moon o Shan.
Il Riso è l’ingrediente e il piatto principale sempre presente in qualsiasi pasto e come accompagnamento di qualsiasi portata.

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Il Curry, che non è piccantissimo, è il secondo piatto più diffuso e lo possiamo trovare in tutte le sue varianti, con il pesce, pollo, maiale, verdure e vitello.

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La cucina è molto varia e altri piatti molto diffusi sono i noodle, brodi, zuppe, vermicelli, pollo, maiale, vitello, tutte le verdure che conosciamo e che sono presenti anche da noi e il pesce di mare, di fiume e di lago.

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Nella parte Nord e specialmente al lago Inle possiamo assaggiare il Tofu, che qui è preparato con le lenticchie.

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Se il posto è turistico molti ristoranti propongono anche molta scelta internazionale, specialmente Italiana con pizza e pasta su tutte.
Ma la vera cucina Birmana è quella di strada, la street food.

A Yangon che ne è piena, ma un pò ovunque, le strade sono piene di bancarelle, più o meno improvvisate in cui si può mangiare di tutto.

BEVANDE
Il te  è la bevanda più diffusa, cosi come il caffè.
La birra sia in bottiglia che alla spina è presente ovunque.
In alcuni ristoranti, specialmente al lago Inle, hanno anche del discreto vino locale.

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AAAA dimenticavo……guardate bene quest foto…..

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Speciale Birmania: AUNG SAN SUU KYI

Nata a Yangon, in Birmania, nel 1945, laurata a Oxford in scienze politiche, è l’erede e figlia dell’eroe nazionale, per molti un mito, per molti altri quasi un dio, Aung San.
Aung San, generale dell’esercito Birmano, è l’eroe dell’ indipendenza Birmana sia dai Giapponesi che dagli Inglesi, padre fondatore della stato birmano e della sua democrazia, morto assassinato per mano dei suoi oppositori, appena prima di poter vedere realizzato il suo sogno di una Birmania libera e indipendente.
La figlia, Aung San Suu Kyi, nata e cresciuta con questo mito, prese il suo posto, nel cuore del popolo birmano e nella vita politica, negli anni 80 quando fondò la Lega Nazionale per la Democrazia.
Definita la passionaria d’oriente, la Gandhi in lodge e premio Nobel per la pace nel 1991, nel 1990 vinse, stavinse anzi annientò politicamente i suoi avversari, nelle prime elezioni libere birmane dopo 40 anni di dittatura del generale Ne Win.
E da li nacque il mito.
Infatti, fu arresta e costretta ai lavori forzati, insieme a tutto il suo partito.
Per 20 anni fu un susseguirsi tra arresti, lavori forzati e arresti domiciliari, in cui gli fu sempre garantito che poteva in qualsiasi momento lasciare la Birmania quando voleva.
Sacrificando la sua vita personale, i suoi figli e suo marito che erano rimasti in Inghiletrra, non prese mai questa decisione, perchè sapeva che lasciata l’amata patria, non gli avrebbero più permesso di farci ritorno.
Sono più di 30 anni che sta lottando con tutte le sue forze come leader di un movimento non violento a difesa dei diritti umani.
Solo nel 2010 e dopo anni e anni di pressioni internazionali, gli è stata concessa sia la libertà che un posto nel governo.

É sempre stata una fortissima sostenitrice del boicottaggio turistico della Birmania, oggi è libera di entrare e uscire dal suo paese senza problema e gira il mondo, università e capi politici per incentivare gli investimenti stranieri.
Molti la definiscono il David contro Golia, che in ogni caso sta provando a cambiare, a migliorare il futuro di questo popolo.
Dopo la sua completa liberazione, in Birmania sono piovuti miliardi e miliardi di euro in finanziamenti tutte collegati a petrolio, gas e materie prime.

Attenta Aung San Suu Kyi, la Birmania sono 40 anni che è in mano a oligarchi senza scrupoli e coscienza, darla ora in mano ai diavoli occidentali che vedono e credono solo al dio soldo non è tanto diverso.

FILM
La maggiorparte dei film sono solo finzioni, e anche quelli che parlano di storie realmente accadute o di biografie di persone sono sempre romanzate e un pò false. Ma per capire un pò meglio questo personaggio a molti sconosciuto, questa donna di cui qualcuno ha sentito ogni tanto parlare, questo leader pacifista a oltranza che sta spendendo tutta la sua vita per gli ideali che ha, vedete il film “The Lady”, di Luc Besson.

21°:Ultimo giorno in Birmania

E cosi alle 15 arriviamo alla guest house, Valeria rimane in camera perché si sente poco bene come il solito ed io me ne vado, munito di reflex e gopro, in giro, per l’ultimo giorno a Yangon.

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Decido di andare al mercato di Bogyoke Aung San, percorro cosi la strada principale, l’Anawratha Road che oggi è un mercato a cielo aperto disposto sui marciapiedi.

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Frutta, verdura, pesce, carne, latte, formaggio, riso, cereali, tutto a bordo strada, ognuno porta e vende quello che ha, e tutto, sembra cosi dannatamente fresco e buono che viene voglia di comprarlo e mangiarlo.
Cammino per Yangon con la presunzione di vedere le persone, le loro facce e capire le loro emozioni, i loro pensieri, provare a indovinare la vita che c’è dietro ad un sorriso o a una lacrima.

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Inizio a scattare foto e a filmare, di turista ci sono solo io, e la gente sembra divertita, mi ferma, mi domanda da dove vengo e mi prova a vendere quello che ha.
Dopo un po’ arrivo al mercato, un edificio a tre piani, molto grande, una specie di centro commerciale di 70anni fa.

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Ci sono più di 2000 botteghe che vendono prodotti artigianali di qualsiasi regione birmana, è il posto ideale per fare shopping e portare a casa qualche souvenir.
Non prima di contrattare ovviamente, fino all’ultimo centesimo.
Non è un fatto di soldi, qua, come in molti paesi funziona cosi.
Ti siedi e davanti a una tazza di te o di caffè inizia l’arte della contrattazione.
Borse, abbigliamento, tuniche, quadri, dipinti, lacchè, t-shirt, marionette, ciabatte, monili di argento e di quarzo e poi c’è un piano solo per le pietre preziose.

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In una grande sala ci sono tutti desk di qualche metro, uno appiccicato all’altro che vendono tutte le possibili varietà di gioielli, tagliati in tutti i modi e montati come volete.
Passo ma non è che m’interessa tanto, un po’ per via economica, un po’ per via etica un po’ perche non mi piacciono proprio i gioielli. Dopo aver contrattato una mezz’ora per comprare un tela fatta a mano, e di fuori è quasi buio, me ne torno camminando alla guest house, sveglio Valeria, ceniamo di sotto al ristorantino, lei torna a dormire ed io mi godo l’ultima serata, sorseggiando birra su birra, assaporando fino all’ultimo secondo di questo viaggio e di questa nazione che più di qualunque altra mi è rimasta nel cuore.

La mattina alle sei ci svegliamo, ci fanno fare colazione e ci portano gratuitamente all’aeroporto.
In un attimo facciamo il check-in e puntali prendiamo il volo dell’Air Asia per Bangkok.
Salutiamo cosi la Birmania, e dopo un ora siamo a Bangkok, dove vado a trascorrere gli ultimi due giorni in compagnia di un amico che si è trasferito qui da sette mesi.

Ma questa è un’altra storia e un altro viaggio.

20°:Dal Golden Rock a Yangon

E cosi alle nove ci vengono a prendere con il pick-up e ci portano, insieme a altri turisti alla città di Kyaiktiyo dove passa il bus per Yangon.
Valeria inizia a stare male, l’acqua di ieri si sta facendo sentire tutta e inizia a starnutire in continuazione. Il bus è strapieno, bambini, vecchi, persone che vanno al lavoro, polli, balle di riso e cerali, verdura e frutta e Valeria che starnutisce e starnutisce.
E il bello è stato che la gente aveva paura e intorno a noi si era creato un vuoto anche se non c’era un cm libero su tutto il bus…..Se tra un pò in Birmania sentirete parlare di qualche influenza strana sapete il motivo.

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E cosi dopo 4 ore con panorami bucolici e sterminati campi di riso, arriviamo a Yangon al Aung Mingalar Bus Station.
Purtroppo si trova molto fuori dal centro, e da dove c’è la guesthouse, quindi siamo obbligati a prendere un Taxi che impiega più di un ora a portarci a destinazione.

La Aung Mingalar Bus Station, è la stazione più grande e importante di Yangon, situata qualche km più lontana dell’aeroporto, partono gli autobus per tutta la Birmania tranne quelli per il Delta del fiume. I biglietti si possono fare qui, in agenzia a Yangon o meglio ancora nella guesthouse dove siete.

Vista la distanza, non ci sono pick up che gratuitamente vi ci portano e siete obbligati a prendere un taxi che a forza di contrattare non vi chiederà meno di 10$.

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Percorriamo il tragitto, di fuori c’è il diluvio in e impassibili sotto le loro saracinesche c’è tutta la vita di questa nazione che in ogni caso va avanti, con tutte le loro forze.
C’è chi cuce a macchina, chi salda il ferro, che ride e chi piange, che chiede l’elemosina e che passa con Jeep 4×4 da 100000$, c’è tutto un popolo che non vuole più sopravvivere ma vivere e sperare.
Dopo un’ora in mezzo al traffico di Yangon, alle 1500 arriviamo alla guesthouse Mother Land Inn, dove abbiamo soggiornato le prime due notti.

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19°: Golden Rock andata e ritorno

Arriviamo in cima che siamo fradici di sudore, stanchi, affamati e sfiniti.

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Paghiamo il biglietto e troviamo subito una bancarella per mangiare e ci strafoghiamo di tutti gli avanzi che gli erano rimasti.
Dopo esserci ripresi, andiamo nel complesso e in questa fatti specie di piattaforma in cima alla montagna con il Golden Rock ma anche con tutti i vari tempietti, pagode e statue.
Si è alzata una nebbia che rende tutto un po’ inquietante anche perché in giro siamo io, Valeria e un’altra decina di persone.
Sembra un posto spettrale, lo splendido panorama che lo rende ancora più magico è completamento offuscato dalle nubi che si stanno facendo sempre più dense e nere.

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Ci abbiamo messo cinque ore di fatiche per arrivarci, e dopo mezz’ora ce ne andiamo via, anche perché Valeria rimane un po’ stranita dal fatto che le donne non possono avvicinarsi né al Golden Rock né ad altri monumenti presenti.

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PER LA DESRIZIONE COMPLETA  DEL GOLDEN ROCK HO SCRITTO UN ARTICOLO A PARTE.
La nostra intenzione era di tornare giù a piedi, ma a parte che appena ho detto questa remota ipotesi, qualcuno mi voleva uccidere ma appena fuori a piovere e prendiamo il mezzo di trasporto che usa il 99,99$ dei turisti, il camion con il dietro aperto dove ci sono una cinquantina di sedili di ferro.
Appena partiamo, inizia a piovere più forte, dopo cinque minuti inizia una vera tormenta e bufera e dopo dieci minuti, anche se avevamo il kway, abbiamo l’acqua fino alle caviglie e siamo tutti fradici, cosi come la macchinetta e tutte le altre cose.
Ci mettiamo mezz’ora per arrivare a Kinpun, mezz’ora di diluvio universale.

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E fu cosi che Veleria si ammalò.
Arrivati alla guesthouse, facciamo una bollente doccia, ceniamo alle diciotto, un paio di birre che non fanno mai male e ci mettiamo a letto cotti e stracotti.

ORARI BUS KINPUN-YANGON
800, 1000, 1100, 1200, 1300, 1600, impiega quattro ore, si ferma per mangiare e costa 7000K.
La compagnia più affidabile è la Win Express, che ha gli uffici al centro di Kinpun.

18°: Monte Kyaikto, il Golden Rock, la Roccia d’Oro

Siamo cosi al monte Kyaiktiyo a 1100 metri slm nello stato Mon, siamo arrivati alla pagoda d’oro, chiamata Golden Rock, Roccia d’oro o anche Pagoda Kyaiktiyo (Pagoda sulla testa di un eremita).

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É uno dei più importanti luogo di culto e il più importante luogo di pellegrinaggio Buddista della Birmania, un posto che va al di là del semplice simbolismo religioso, diventato ormai magico dall’atmosfera mistica e sacra.
Nel complesso si entra a piedi nudi e le donne devono portare pantaloni fino sotto i ginocchi e maglie lunghe. Il famoso Golden Rock, è un masso di granito ricoperto da foglioline d’oro attaccate dai pellegrini, alto 7,5 m di 15 m di circonferenza, sopra alla pietra c’è un piccolo Stupa alto 7 metri.

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La particolarità che la rende famosa in tutta il mondo è la limitata superficie di contatto tra la roccia e la piattaforma sottostante.
La roccia sporge per più della metà del suo volume su uno strapiombo.
Gli uomini possono anche toccarla, mentre alle donne è vietato addirittura avvicinarsi a non meno di cinque metri, secondo la tradizione Buddista che la donna è un gradino sotto all’uomo.

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Il Golden Rock è la punta di diamante di un complesso religioso in cui sono presenti templi, statue del Buddha e degli spiriti Nat, pagode, tempietti; tutto costruito su una grande piattaforma panoramica in cui si può ammirare un paesaggio mozzafiato, che parte dalle montagne vicine fino al delta del fiume Irrawaddy.

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STORIA E LEGGENDA
La sua importanza è data dalla leggenda che narra che sotto la roccia c’è una ciocca dei capelli del Buddha che lo rende magicamente in equilibrio.
Siddharta Gautama donò in uno dei suoi viaggi una ciocca dei suoi capelli a un eremita, Thaik Tha, che a sua volta la donò al Re.
L’eremita espresse il desiderio che fosse custodita sotto una roccia dalle sembianze della sua testa.
Il Re, che aveva poteri sovrannaturali e magici, un po’ sciamano, un po’ alchimista e un po’ Naga, trovò la roccia in fondo al mare e la trasportò con una nave sul monte Kyaiktiyo.
In cima alla montagna c’è un piccolo villaggio, con un paio di hotel e ristoranti.

TRASPORTI
Il punto di partenza per il pellegrinaggio e da dove partono i camion per il monte e i bus per Bago e Yangon è il villaggio di Kinpun.
I camion da Kinpun al monte fanno un servizio a spola ogni mezz’ora a 3$ a tratta e ci impiegano venti minuti.
La città di Kyaiktiyo si trova a una decina di km da Kinpun.

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17°: Pellegrinaggio per il Golden Rock

E cosi, alle otto ci svegliamo, super abbondante colazione, zainetto con maglietta di scorta, Moleskine, k-wai, reflex e gopro e via.
Appena si prende il sentiero del villaggio si percorre un chilometro in una specie di canale con dei negozi turistici da ambo i lati e appena finiscono, inizia la salita.

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Sono le nove, c’è il sole, è caldo, un’umidità al 100% e dopo dieci minuti ho già la maglietta zuppa di sudore.
I Birmani fanno questo sentiero per ingraziarsi Buddha e gli spiriti Nat animisti, dicono che basta farlo solo una volta per convertirsi al Buddismo.
Decidiamo che ogni mezz’ora ci fermiamo cinque minuti per bere e comprare l’acqua dalle moltissime bancarelle presenti lungo il percorso, a metà strada già sono cotto, salita e poi salita, gradini e poi gradoni, e poi salita e ancora salita, l’ultima ora l’abbiamo percorsa in trance, senza parlare, sudati dalla testa ai piedi, ma che SPETTACOLO.

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Negli undici Km di sentiero e scalinate e delle quattro ore di camminata, è un susseguirsi di piccolissimi villaggi di capanne di bambù, con qualche negozietto che vende acqua, frutta e biscotti.
Donne sui ruscelli che lavano i panni, tempi, tempietti, pagode, diverse rocce di granito, di diverse misure, con la stessa posizione di equilibrio precario.

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Nei villaggi qualche casa ha piccoli pannelli fotovoltaici, gruppi di donne ogni tanto giocano a tombola, gli uomini si divertono scommettendo con i combattimenti di galli.
I bambini, tutti con il Thanakha sul volto, appena ti vedono vengono la per salutarti, qualcuno ci accompagna per una decina di minuti e poi ci saluta e torna indietro.

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A parte noi, sul sentiero non incontriamo nessun pellegrino, occidentale o birmano che sia.
Dopo tre ore, i nostri sforzi sono ripagati da panorami mozzafiato con tutta la regione del delta del fiume Irrawaddy e delle montane intorno, un panorama ancora integro e non sfruttato dall’uomo.

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Purtroppo il sole sta scomparendo, ecco la nebbia e all’orizzonte le nuvole, ma siamo arrivati, dopo quattro ore e mezzo imbocchiamo la strada asfaltata e in cinque minuti siamo davanti alla biglietteria del Golden Rock, dove proviamo a passare senza essere visti ma ci fermano subito. I Birmani entrano gratis, mentre i turisti pagano 8$. Scriviamo sul registro i nostri nomi e vediamo che oggi siamo i primi visitatori paganti, e andando indietro nei giorni noto che negli ultimi mesi c’è stata una media di dieci turisti il giorno.

16°:Dal lago Inle al Golden Rock in bus, passando per Bago

Puntuali alle 18 lasciamo il lago Inle e tutta la sua magia per andare in uno dei luoghi più sacri e venerati della Birmania: il Golden Rock.
Il bus arriva fino a Bago alle 4 del mattino, da li dovremmo prendere un altro bus per Kinpun, il villaggio più vicino al Golden Rock. I primi bus per Kinpun, partono alle 7, quindi dovremmo aspettare 3 ore per strada, ma tanto ti pare che un paio di ore di ritardo non le fa?
Invece alle 350 ci svegliano e ci lasciano davanti a una tavola calda tipica Birmana aperta tutta la notte, dove riusciamo a fare anche i biglietti per Kinpun a 7$ con partenza alle 7.
Come già scritto, in Birmania, è prassi, che gli autobus che viaggiano di notte tra località turistiche, arrivino a destinazione in piena notte. Non preoccupatevi, troverete sempre qualcuno che vi aiuterà, indicandovi un monastero dove aspettare l’alba, un hotel dove andare a dormire, una tavola calda sempre aperta o vi accompagnerà alla stazione dei bus più vicina. Non abbiate paura e cancellate gli stereotipi Italiani che tutti vi vogliono fregare o rubare, c’è molta gente in giro per il mondo che vuole solo fare due chiacchiere e cercare di aiutare un semplice turista che viene dalla parte opposta del mondo e i Birmani sono uno dei popoli più aperti, espansivi, socievoli e fidati del mondo.

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Comunque queste 3 ore passate in questa tavola calda, che è un susseguirsi di via vai di gente che va a lavoro e viene a fare colazione, ci da l’opportunità di ammirare uno delle “attrazioni”di Bago, la processione mattutina dei monaci e dei novizi, che in fila indiana, ordinati e silenziosi, iniziamo la giornata andando a chiedere le elemosina in giro per la città.
Verso le otto, passa l’autobus, e dopo 4 ore, arriviamo al villaggio di Kinpun, base per il pellegrinaggio verso il Golden Rock.
Arriviamo cosi a Kinpun, un piccolo villaggio che è il punto di partenza per il Pellegrinaggio a piedi e degli autobus verso il Golden Rock. La città si trova a venti minuti dalla città di Kyaiktiyo, a 3 ore da Bago e 5 da Yangon. Intorno alla stazione dei bus c’è tutta la città, qualche casa, due ristoranti e due Guest House, di cui la nostra molto carina, con dei bungalow e un grande giardino.
Per arrivare in cima al Monte Kyaiktiyo abbiamo due possibilità: o prendere i tradizionali camion con i sedili dietro che fanno la spola tra il villaggio e il Golden Rock dalle sei del mattino, arrampicandosi per i 16 km di strada in mezz’ora, o farci gli 11 km di pellegrinaggio a piedi in 4 ore.
Noi scegliamo il pellegrinaggio a piedi.
Cosi decidiamo di partire la mattina dopo e passiamo tutto il giorno a rilassarci in questo piccolo villaggio, ancora privo di turisti, visto che ancora è la stagione delle piogge.

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Tra una birra, qualche chiacchiera per informarci del percorso di domani, fare il biglietto per Yangon e qualche palleggio con i ragazzi che appena hanno finito di lavorare passano ore a ore con questa pallina di legno, arriva la notte, tutti spariscono, alle 18 si cena e alle 20 a dormire, con il diluvio universale fuori la camera.

15°Lake Inle: Informazioni Utili

  • PERIODO MIGLIORE: Certamente è da Novembre a Marzo, per il clima mite e non piovoso, da Settembre a Ottobre, è caldo ma piove spesso ed è l’ideale per vedere le gare con la barca e le cerimonie Buddiste sul lago.
  •  COME MUOVERSI: Il modo migliore è la bici, le strade sono sterrate ma tutte in pianura e poi arrivato al villaggio di Khaung Daing, dove fanno il tofu e dove ci sono le piscine termali, per un paio di dollari ci sono delle imbarcazioni che ti portano dall’altro lato, al Maing Thouk Village.
  • COSA FARE E VEDERE:
  • NYAUNGSHWE: Come detto è il punto di partenza per tutte le escursioni e dove ci sono guesthouse, ristoranti e agenzie,
  • KHAUNG DAING VILLAGE: a 10 km da Nyaungshwe, sulla parte destra, è importante perché qui fanno il Tofu, si può andare alle Piscine Termali e vedere un paio di monasteri, uno davanti alla piscina in cima alla collina e uno dove studiano un centinaio di giovani monaci proprio al villaggio. Da qui si può prendere un battello e andare dalla parte opposta,
  • ESCURSIONE DI UNA GIORNATA SUL LAGO: pescatori, giardini galleggianti, villaggi su palafitte, monastero Nga Hpe Kyaung,
  • INTHEIN: Villaggio sul lago,
  • SHWE INN THEIN PAYA: complesso di 1054 Zedi,
  • YWAMA: villaggio con mercato galleggiante,
  • MONASTERO SHWE YAN PYA: il monastero buddista più famoso del lago,
  • RED MOUNTAIN ESTATE: fattoria dove fanno il vino.
  • PER DORMIRE: La maggior parte delle sistemazioni si trovano nel villaggio di Nyaungshwe, con guesthouse spartane ma pulite e ricercate e hotel più turisti e occidentali. Sul lago c’è la possibilità di dormire, a prezzi decisamente più alti, in bungalow galleggianti, tipo quelli presenti alle Maldive. Purtroppo stanno iniziando la costruzione anche di qualche resort extra lusso, extra costoso, extra dannoso per il delicato equilibrio della valle.
  •  MANGIARE: A Nyaungshwe è pieno di ristorantini economici, molti a conduzione famigliare, veramente deliziosi, con i piatti tipici della regione Shan che variano dal Tofu, alle verdure, al pesce locale alla carne.
  • ORGANIZZARE ESCURSIONI: A Nyaungshwe ci saranno una cinquantina di agenzie che vi possono organizzare quello che più vi piace, con tutti i mezzi che volete, per tutte le tasche. Il modo migliore è quello di noleggiare una bicicletta e pedalare per ore e ore in questa magica valle in piena autonomia e autogestione.
  •  COSA DA FARE: Escursione con barca sul lago, trekking da 1 a più giorni per le montagne vicine, vedere la preparazione tofu, andare tranquillamente in bicicletta, passare mezza giornata in un azienda vinicola, fare bagno alle piscine di acqua calda, vedere e meditare in uno dei tanti monasteri buddisti, andare a cavallo, Mountain bike.
  • TRASPORTI
  • AEREO: collegamenti da Yangon e Mandalay per l’aeroporto di Heho,
  • TRENO: La stazione di riferimemto è la città di Shwenyaung che dista una ventina di km da Nyaunshwe. Il costo per un pickup collettivo è di 2$ a persona. Da Shwenyaung parte un treno al giorno per Thazy che si trova sulla direttrice Yangon-Bagan. Il servizio è lentissimo e poco affidabile come orari, ma ammirerete uno dei paesaggi più belli della Birmania.
  • AUTOBUS: Da Nyaungshwe partono autobus per tutta la regione Shan e per le dsestinazioni più turistiche: Mandalay (10ore, 10000k), Bagan(10 ore, 10000k), Yangon-Bago(12 ore,12000k).
  • BANCOMAT: A Nyaungshwe, sulla main road è disponibile un bamcomat Visa.
  •  CAMBIO SOLDI: Rivolgetevi alla vostra guesthouse, ma contrattate.
  • NOTIZIE UTILI: Qui più che altrove contrattate su qualsiasi cosa.